23 Ott 2004 |
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ATTI DEL CONVEGNO Daniele Cat Berro - Società meteorologica italiana - “Clima attuale e futuro: verso un cambiamento?”
Domenico Tropeano - Ricercatore CNR- IRPI - “Variazioni climatiche e idrologia fluviale: le alluvioni nel Canavese”. Una consistente percentuale di frane e smottamenti possono essere evitati grazie a un’adeguata prevenzione. La Sezione di Torino di CNR-IRPI ha documentato centinaia di casi in oltre trent’anni di attività nel territorio alpino dell’Italia settentrionale: le esperienze accumulate e le analisi storiche opportunamente elaborate consentono di valutare la pericolosità delle zone a rischio, per pianificare gli interventi di prevenzione e di pianificazione del territorio. Una parte consistente di frane e smottamenti si ripetono ciclicamente: l’intera area del Canavese è stata monitorata e il lavoro di ricostruzione storica potrebbe essere completato facilmente. Questo genere di studio è fondamentale per definire gli opportuni lavori di contenimento e per progettare insediamenti residenziali e produttivi in zone non rischiose.Andrea Buffagni - Ricercatore CNR-IRSA - “Variazioni climatiche e alterazione degli ecosistemi acquatici”. Nei prossimi tre anni sarà studiato il torrente Chiusella, per valutare come cambia la situazione delle specie viventi in relazione al clima. E’ necessario capire il meccanismo causa effetto per decidere come intervenire. In tutta Italia fiumi e torrenti tendono a diventare temporanei e questo significa che dovremo abituarci a molti cambiamenti importanti: in alcuni tratti di torrente spariranno le trote e le previsioni indicano che la biodiversità dei fiumi italiani diminuirà drasticamente a causa del cambiamento della temperatura. I primi effetti sugli ecosistemi acquatici si fanno già sentire e alcune specie vegetali stanno colonizzando rapidamente le rive dei torrenti, come sta succedendo al Chiusella: una parte delle rive sono ricoperte da una specie vegetale di origine asiatica che sostituisce le varietà locali.Welleda Morigi - Presidente dell’Associazione Culturale “Liberamente”, collaboratrice di F.E.E. Italia - “Come salvare le foreste per rimediare ai danni dell’effetto serra (il Protocollo di Kyoto)”. Rappresento un’Associazione che si occupa di educazione ambientale, con programmi rivolti soprattutto agli studenti. In particolare siamo impegnati nelle iniziative di tutela delle foreste amazzoniche, la cui salvaguardia è fondamentale per ridurre le emissioni di anidride carbonica, CO2, che provoca l’effetto serra. Queste foreste subiscono un disboscamento da 17 a 19 milioni di ettari l’anno: un numero enorme di alberi abbattuti, se si pensa che un solo ettaro di bosco ha circa 300 alberi. Con questi ritmi il 42% del bacino amazzonico sarà completamente deforestato entro il 2020. Tra le cause di forte aumento delle emissioni di CO2 dobbiamo considerare anche i conflitti: un mese di guerra causa un aumento di gas pari alle emissioni prodotte da una città di un milione di abitanti. Noi proponiamo a Enti Pubblici e associazioni di adottare quote di foresta tropicale, per salvare consistenti zone di riserve naturali. Il nostro obiettivo è l’educazione dei giovani, prima ancora delle iniziative per compensare le emissioni dannose all’atmosfera. Così abbiamo lanciato una campagna per avere “scuole a impatto zero”: alunni e insegnanti misurano quanti chilometri di strada percorrono ogni giorno per andare a scuola e calcolano quanti alberi servirebbero per assorbire le emissioni di CO2 prodotte dai mezzi di trasporto utilizzati quotidianamente. Ad esempio gli studenti di una scuola del Comune di Ravenna hanno piantato dieci alberi a testa per ottenere che la loro scuola fosse a “impatto zero”. Un’iniziativa simile può riguardare altri aspetti: la produzione di uno dei libri di Harry Potter ha raggiunto l’impatto zero, perché una parte del ricavato è stata utilizzata per adottare vari ettari di foresta tropicale o per ripiantare alberi in numero sufficiente a compensare l’impatto ambientale creato per stampare il libro. |



I dati rilevati negli ultimi decenni indicano che entro il 2100 la temperatura aumenterà da 1 a 6 gradi: questo significa che l’ambiente cambierà molto.
Una consistente percentuale di frane e smottamenti possono essere evitati grazie a un’adeguata prevenzione. La Sezione di Torino di CNR-IRPI ha documentato centinaia di casi in oltre trent’anni di attività nel territorio alpino dell’Italia settentrionale: le esperienze accumulate e le analisi storiche opportunamente elaborate consentono di valutare la pericolosità delle zone a rischio, per pianificare gli interventi di prevenzione e di pianificazione del territorio. Una parte consistente di frane e smottamenti si ripetono ciclicamente: l’intera area del Canavese è stata monitorata e il lavoro di ricostruzione storica potrebbe essere completato facilmente. Questo genere di studio è fondamentale per definire gli opportuni lavori di contenimento e per progettare insediamenti residenziali e produttivi in zone non rischiose.
Nei prossimi tre anni sarà studiato il torrente Chiusella, per valutare come cambia la situazione delle specie viventi in relazione al clima. E’ necessario capire il meccanismo causa effetto per decidere come intervenire. In tutta Italia fiumi e torrenti tendono a diventare temporanei e questo significa che dovremo abituarci a molti cambiamenti importanti: in alcuni tratti di torrente spariranno le trote e le previsioni indicano che la biodiversità dei fiumi italiani diminuirà drasticamente a causa del cambiamento della temperatura. I primi effetti sugli ecosistemi acquatici si fanno già sentire e alcune specie vegetali stanno colonizzando rapidamente le rive dei torrenti, come sta succedendo al Chiusella: una parte delle rive sono ricoperte da una specie vegetale di origine asiatica che sostituisce le varietà locali.
Rappresento un’Associazione che si occupa di educazione ambientale, con programmi rivolti soprattutto agli studenti. In particolare siamo impegnati nelle iniziative di tutela delle foreste amazzoniche, la cui salvaguardia è fondamentale per ridurre le emissioni di anidride carbonica, CO2, che provoca l’effetto serra. Queste foreste subiscono un disboscamento da 17 a 19 milioni di ettari l’anno: un numero enorme di alberi abbattuti, se si pensa che un solo ettaro di bosco ha circa 300 alberi. Con questi ritmi il 42% del bacino amazzonico sarà completamente deforestato entro il 2020. Tra le cause di forte aumento delle emissioni di CO2 dobbiamo considerare anche i conflitti: un mese di guerra causa un aumento di gas pari alle emissioni prodotte da una città di un milione di abitanti. Noi proponiamo a Enti Pubblici e associazioni di adottare quote di foresta tropicale, per salvare consistenti zone di riserve naturali. Il nostro obiettivo è l’educazione dei giovani, prima ancora delle iniziative per compensare le emissioni dannose all’atmosfera. Così abbiamo lanciato una campagna per avere “scuole a impatto zero”: alunni e insegnanti misurano quanti chilometri di strada percorrono ogni giorno per andare a scuola e calcolano quanti alberi servirebbero per assorbire le emissioni di CO2 prodotte dai mezzi di trasporto utilizzati quotidianamente. Ad esempio gli studenti di una scuola del Comune di Ravenna hanno piantato dieci alberi a testa per ottenere che la loro scuola fosse a “impatto zero”. Un’iniziativa simile può riguardare altri aspetti: la produzione di uno dei libri di Harry Potter ha raggiunto l’impatto zero, perché una parte del ricavato è stata utilizzata per adottare vari ettari di foresta tropicale o per ripiantare alberi in numero sufficiente a compensare l’impatto ambientale creato per stampare il libro.